Aggiornamenti da Beirut

Pubblicato giorno 27 Agosto 2020 - Diario Missionario, In home page, Libano

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La sera del 4 agosto, giorno delle esplosioni al porto di Beirut, ero sconvolta. Pur vivendo ad una ventina di km dal luogo del disastro, anche qui abbiamo sentito delle scosse come di un terremoto e un fortissimo boato e non abbiamo saputo subito cosa fosse accaduto.

Tuttavia, mi rendo maggiormente conto della gravità della situazione, oggi, a distanza di tre settimane. Sono infatti stata a contatto con le persone che hanno vissuto da vicino le esplosioni e che hanno subito in modo diretto le cause di questa catastrofe, sia sui loro beni – la casa ad esempio – sia sulla loro persona. Giorno dopo giorno, scopriamo le storie di chi si è salvato per miracolo, ma anche tante tragedie. Molte sono le famiglie che avranno bisogno di un aiuto a lungo termine per rimettersi in piedi perché questa catastrofe è sopraggiunta in un momento in cui il Libano attraversa una gravissima crisi economica ed una difficilissima situazione politica.

Posso citare l’esempio di una famiglia che abbiamo incontrato: il papà è morto un anno e mezzo fa e la moglie non ha ad oggi ricevuto nessun contributo di vedovanza. Questa famiglia, composta dalla mamma, da una figlia di 21 anni e da un figlio di 13 anni viveva nelle vicinanze del porto. Al momento delle esplosioni la mamma si trovava in cucina, unico locale esposto direttamente sul porto, mentre il resto dell’appartamento è protetto da altre palazzine. Una scheggia di vetro si è conficcata in un polmone della donna provocando una mancanza di ossigeno al cervello e, di conseguenza, la morte cerebrale. La figlia, ferita ad un braccio, ha dovuto essere cucita praticamente per strada perché gli ospedali non hanno posto a sufficienza per accogliere e curare tutti i feriti. Quando questa mamma tornerà a casa sarà indispensabile che il suo appartamento sia stato risistemato, secondo le esigenze dovute alle sue condizioni fisiche.

Ogni giorno sentiamo storie inverosimili, come questa, eppure nelle persone vediamo anche tanta fede, tanto coraggio e tanta volontà di andare avanti. Spesso sentiamo qualcuno che ci dice:” ma grazie a Dio, sono ancora vivo”, e non è un modo di dire, ma esprime profondamente la gratitudine.

Sul terreno, notiamo che il grande assente è lo Stato, ma per fortuna ci sono tante ONG. All’inizio c’è stata confusione perché ogni ONG operava nel modo che le sembrava migliore, ora però si sta cercando di coordinarsi.

Da parte nostra cerchiamo di rivolgerci soprattutto a coloro che desiderano riprendere il loro lavoro perché sono quelli lasciati ai margini dagli altri interventi: in questo momento infatti l’urgenza è un’altra, ovvero riparare le case sventrate, prima dell’arrivo della pioggia. Finora siamo riusciti a permettere a 3-4 piccole aziende di riaprire la loro attività, aiutandoli a sostituire i vetri, le saracinesche e fornendo loro i fondi necessari per acquistare la materia prima. Ad esempio, abbiamo aiutato un fornaio che prepara e vende un pane tipico libanese (manaisch) a riaprire il suo forno.

Abbiamo inoltre messo a disposizione delle cisterne con l’acqua perché qui l’erogazione non avviene in modo regolare, e stiamo allestendo una farmacia.

Al di là degli interventi di tipo pratico, ci rendiamo però conto che dobbiamo soprattutto contribuire a risollevare le persone. È dunque necessario dedicare loro tanto tempo, ascoltando profondamente ognuno, e non chiedere soltanto di cosa hanno bisogno, ma anche cosa hanno vissuto, come si sentono, … Questa vicinanza, questa presenza infondono coraggio e speranza, e fanno sentire che non si è soli in questa tragedia.

Questo lo sperimentiamo anche noi in prima persona: l’appoggio che ci giunge dall’estero, i messaggi, le chiamate, gli scritti di tutti coloro che ci assicurano il loro pensiero, la loro preghiera per noi, ci incoraggiano nella nostra missione di sostenere tutte queste persone che incontriamo.

Certo ci sembra anche importante ora di non dimenticare tutte quelle famiglie che già prima dell’esplosione erano nel bisogno, a causa della grave crisi economica, e che ora non ricevono più nessun aiuto perché non abitano nei pressi del porto. Diversi ci hanno chiesto timidamente se abbiamo da dar loro pacchi alimentari, cosa che anche noi non riusciamo più a ricevere vista la situazione e la concentrazione degli aiuti nelle zone toccate dall’esplosione. Ma non abbiamo voluto restare sordi di fronte alla loro richiesta. Così abbiamo fatto un appello a quanti ci conosco per raccogliere generi alimentari e di pulizia …ed assieme a dei nostri volontari faremo delle porzioni famigliari. Crediamo nella Provvidenza e nel senso di solidarietà tanto vivo in questo popolo.

Grazie di cuore a tutti voi che avete espresso il vostro appoggio al popolo libanese con un aiuto anche finanziario.

Come ci diciamo : siamo certi che il Libano risorgerà, dopo questa “morte” e lo chiediamo quotidianamente nella nostra preghiera.

Marie Lise Devrel

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