Suor Fernanda Cristinelli in Ticino

Pubblicato giorno 31 marzo 2022 - Diario Missionario, In home page, in primo piano, Proposte

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Cari amici e care amiche,

suor Fernanda Cristinelli, comboniana attiva in Uganda, è venuta in questi giorni a trovarci al Centro San Giuseppe per ringraziare la CMSI e voi per la generosità dimostrata in quanto stiamo sostenendo un progetto che coinvolge bambini e giovani disadattati.

È stato un bellissimo momento di condivisione, da cui è scaturita spontaneamente un’intervista che vi proponiamo. Buona lettura e grazie a tutti voi!

 

Come è nata la tua vocazione? 

Fino a circa 20 anni non avrei mai pensato di diventare una suora ma nutrivo il desiderio di dedicare parte della mia vita al volontariato in Africa. Mi sono iscritta, mentre frequentavo la facoltà di pedagogia a Brescia, ad un organizzazione di volontariato internazionale e, nel contempo, ho incrociato nella mia vita un sacerdote nella mia parroccchia che mi ha avvicinato alla fede e che mi ha accompagnato. Mi ha veramente spalancato le porte ad un cammino spirituale e poi, con un gruppo di giovani, abbiamo incontrato le missionarie comboniane e lì ho iniziato a pensare di poter essere consacrata per sempre e, in un percorso durato alcuni anni, di fare del servizio la ragione della mia vita.

 

In base alla tua esperienza di missionaria secondo te nei giovani cosa manca che li possa rendere giovani sani, felici e innamorati della vita? 

Per me è un po’ difficile rispondere a questa domanda perché ora conosco poco la realtà italiana e non conosco molti giovani. Quelli che ho presente, però, sono giovani che hanno interesse a dare qualcosa di sé e hanno avuto dei testimoni che li hanno ispirati, che hanno vissuto con loro un’esperienza, che sono stati dei punti di riferimento. Alla fine si sono innamorati di questa vita dedicata agli altri per attrazione.

 

Cosa caratterizza uno spirito missionario?

Nasce anche da un desiderio profondo di dedicare la propria vita a qualcosa che parte da te ma che è al di fuori di te, di impastare la propria esistenza in una realtà con dei bisogni più grandi. Il secondo aspetto per me fondamentale è il desiderio di incontro con gli altri, il bisogno di dialogo, il che ti pone in un atteggiamento paritetico, non di chi deve dare a qualcuno che deve ricevere, ma di rispetto. Quando desideri questo incontro con la diversità perché credi che da qui possa nascere qualcosa di bello, allora entri nell’ottica dello scambio.

 

Cosa riceve di più una persona che parte?

Ricevono la gioia di dare gratuitamente del tempo senza aspettarsi nulla in cambio dal punto di vista materiale. Ritorna la gioia, queste popolazioni africane sono felici nonostante le difficoltà, perché vivono molto la dimensione comunitaria, l’aiuto reciproco e l’intensità del momento. La vita che hanno al presente vogliono viverla in tutte le dimensioni senza condannarsi a una tristezza infinita

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