Speranza per l’Africa – Papa Leone visita anche l’Angola

Pubblicato giorno 12 Aprile 2026 - Angola, In home page, in primo piano

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Dopo l’Algeria, Papa Leone si recherà in tre Paesi subsahariani: Camerun, Angola e Guinea Equatoriale. Contesti molto diversi, ma contrassegnati da sfide comuni: il consolidamento della fede, ma anche la pace sociale e il futuro dei giovani

Da Mondo e Missione, Aprile 2026

In Angola, la visita di Papa Leone dal 18 al 21 aprile segue quelle di Giovanni Paolo II nel 1992 e di Benedetto XVI nel 2009. Speriamo che il Papa trovi «un’Angola unita, felice e, soprattutto, piena di speranza, pace e fratellanza», auspica il presidente della Conferenza episcopale José Manuel Imbamba, arcivescovo di Saurimo, una delle tappe, insieme a Luanda e Muxima.

Anche questo Paese, infatti, sta vivendo situazioni complesse e talvolta conflittuali, che lo scorso anno sono culminate in manifestazioni di piazza per il caro-vita brutalmente represse nel sangue. «L’instabilità sociale, la disoccupazione e la mancanza di prospettive per i giovani hanno generato un sentimento di disperazione e hanno messo a nudo profonde lacune sociali, familiari e istituzionali. Le rivolte devono risvegliarci e stimolarci ad assumere una vera trasformazione interiore, affinché il dialogo tra chi governa e chi è governato diventi più frequente, equo e fruttuoso, evitando l’uso eccessivo e sproporzionato della forza», aveva sottolineato in quell’occasione l’arcivescovo Imbamba.

Si tratta di sfide aperte in un Paese che ha conosciuto «500 anni di colonizzazione, 50 anni di indipendenza e 23 anni di pace», ha ricordato nel novembre dello scorso anno il presidente João Lourenço rieletto nel 2022 per un secondo mandato di 5 anni. Le celebrazioni dei 50 anni dell’indipendenza dal Portogallo erano state anche occasione per ribadire la necessità di «rimboccarsi le maniche e lavorare insieme, senza distinzioni di partito, per consolidare la nostra economia e garantire un futuro migliore alle prossime generazioni». Di fatto, però, il Paese è sempre stato governato dallo stesso partito, il Movimento popolare di liberazione dell’Angola (Mpla), che ha arricchito una piccola élite, grazie anche al boom del petrolio, favorendo un sistema di corruzione e clientelismo che ha accentuato le diseguaglianze, lasciando gran parte della popolazione nella povertà e togliendo molte speranze di futuro ai giovani.

 

Anche per questo l’arcivescovo Imbamba ha insistito molto sulla necessità di un’Angola «inclusiva e meritocratica», ribadendo che il dialogo e la partecipazione attiva alla vita pubblica sono un diritto e un dovere per tutti. Perché ciò sia possibile, tuttavia, è necessario impegnarsi per lottare contro la povertà e per promuovere la giustizia sociale. Pure qui, il tema dei giovani sta molto a cuore alla Chiesa, anche perché – come in Camerun e in altri Paesi africani – molti si ritrovano a vivere situazioni di grande incertezza circa il loro futuro e scelgono la via dell’emigrazione. L’arcivescovo Imbamba auspica che la visita del Vicario di Cristo lasci «concordia, giustizia e pace che risuonino nella vita delle famiglie e dei politici». La pace, ha aggiunto, «è una costruzione quotidiana che richiede cuori e menti disarmati».

L’arcivescovo di Luanda, Filo­meno Vieira Dias, sottolinea invece un altro aspetto di questa visita che ha un particolare valore simbolico perché avviene nel più antico Paese cattolico dell’Africa subsahariana, che ha accolto la prima missione evangelizzatrice nel 1491. Attualmente, su oltre 36 milioni di abitanti, più di 15 sono cattolici. Quest’anno, poi, la Chiesa di Luanda «festeggia il suo grande giubileo: 450 anni come città, 450 anni di celebrazione della fede. Un percorso di vita che ha segnato la nostra storia per oltre cinque secoli».

Anna Pozzi

© Mondo e Missione, PIME

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